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Storia di un’anomalia

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La storia bisogna raccontarla tutta.

Nichi Vendola in questi 5 anni ha governato la Puglia dopo aver vinto le primarie contro Boccia e le elezioni contro Fitto. Ha vinto tra la diffidenza generale di osservatori ed addetti ai lavori, essendo Vendola un’anomalia molto particolare nel piatto panorama politico italiano:  poeta, gay, cattolico, comunista, con un partito piccolo alle spalle (allora era Rifondazione Comunista). La sua vittoria in una regione del Sud molto importante e tradizionalmente di centrodestra  fu accolta con stupore e speranza. In questi 5 anni Vendola, in una terra difficile e ostica al cambiamento, ha avuto successi significativi riconosciuti da più parti: ottimi risultati soprattutto (ma non solo) nel campo delle politiche giovanili e culturali, dell’ambiente, del turismo, della lotta al lavoro nero, dello sviluppo economico… Sono dati incontrovertibili che tutti possono consultare dopo qualche ricerca o semplicemente ascoltando in giro qualche pugliese in carne e ossa. Certo non ci sarà mai unanimità sull’operato di un politico e le cose non sono tutte risolte, ci mancherebbe… il cammino è ancora lungo… ma si può tranquillamente affermare: la Puglia con Vendola Presidente è cambiata ed è migliorata.

Questa premessa per dire che la ricandidatura di Vendola alle prossime regionali doveva essere cosa automatica e piuttosto banale: visti i risultati conseguiti, chiedere ai Pugliesi se proseguire su quella strada o legittimamente cambiare direzione affidando il governo della regione alla destra.

Bene: questo non è avvenuto e qualcuno, cioè il principale partito di maggioranza, ha voluto letteralmente sbarrare la strada a Vendola. Il PD, seguendo indicazioni provenienti direttamente dai palazzi romani in sfregio all’autonomia locale, ha deciso di non ricandidare Vendola. Non sto qui a dire i motivi di questa scelta, non voglio parlare dell’UDC, di Casini, di Caltagirone, dell’Acquedotto Pugliese, di D’Alema, dei “professionisti della politica”…

Non voglio perdere tempo… La storia continua. Nichi il rosso, dunque,  non ci è stato, convinto del buon lavoro fatto ha tirato dritto per la sua strada e ha posto le sue condizioni: o mi candidate (e comunque io mi candido anche solo) o si torna alla volontà popolare per determinare il candidato più idoneo. Ragionamento logico e impeccabile, anche scontato se vogliamo.

Insomma… tra polveroni, balletti, minacce, passi indietro, passi avanti, telenovelas, il PD ha ceduto. Nichi da solo ha rivinto un’altra volta: ha ottenuto le primarie. Lo sfidante, lo stesso perdente di allora, Francesco Boccia.

E’ partita quindi una campagna elettorale lampo e si è ripetuto quello che è successo 5 anni fa: da un lato entusiasmo, creatività, fermento, passione, volontari, donne, giovani, a supporto di una persona che alle spalle un partito vero ancora non ce l’ha (vedi Sinistra Ecologia Libertà) ma che dalla sua ha un forte carisma e in più stavolta la concretezza dei risultati, raggiunti anche con l’aiuto di quel PD che oggi lo sfida.

Dall’altro un giovane economista che inizialmente non voleva misurarsi con le primarie (memore forse della vecchia sconfitta), eterodiretto dalla nomenclatura del secondo partito italiano, in primis da quel D’Alema che con lui ha girato in lungo e in largo la Puglia per spiegare con fare da chiaroveggente che con Vendola testardo e orgoglioso si perdono le future elezioni regionali perchè il centro, i moderati, i cattolici, l’allargamento della coalizione e bla bla bla…

Beh… com’è finita? La storia continua e a volte la storia si ripete: Nichi il poeta, il gay, il comunista, il cattolico,  il Presidente uscente ha rivinto le primarie. Ha rivinto perché sa accendere le speranze e sa entrare in “connessione sentimentale” con il suo popolo. Ha rivinto perchè il popolo di centrosinistra non poteva mandare a casa l’artefice di questa stagione di cambiamento cioè un politico di sinistra che ha fatto semplicemente il suo dovere: ha governato da sinistra una regione con l’ambizione di farlo ancora.

Io penso che molti osservatori, giornalisti, opinionisti sottovalutino ancora molto il fenomeno-Vendola che andrebbe invece analizzato culturalmente e politicamente con più acume intellettuale.

Per quanto mi riguarda niente di nuovo.  Lo stimo, mi stimola, è l’unico personaggio pubblico che mi da ancora la forza di credere che il cambiamento delle “stato di cose presenti” sia possibile, è l’unico che mi emoziona e che soddisfa la mia visione romantica della politica. Non mi ha mai deluso.

Ora, a meno di possibili “brutti scherzi”, vincerà le elezioni regionali del marzo prossimo… E le ferite che D’Alema e Casini si stanno leccando oggi non si rimargineranno più. Un’anomalia ormai li ha travolti.

PS: Questo post è stato scritto venerdì 22 gennaio, a 2 giorni dalle primarie. Lo so, anche io sono un pò anomalo…

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Written by Pietro M.

gennaio 25, 2010 at 1:28 am

Per un’altra sinistra

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Care compagne, cari compagni

ho deciso di lasciare il partito della Rifondazione Comunista. Lo considero una casa snaturata e per questo mi dedicherò a ricostruire una sinistra curiosa del mondo che cambia, all’altezza delle sfide del tempo presente, fatta di sentimenti buoni, di capacità di stare nella realtà, di conoscere i territori e i luoghi di lavoro.

Parlo per me, per il mio sentire, per la mia idea di politica. Non chiedo quindi un reclutamento, una leva militare. Ognuno e ognuna farà i conti con la propria coscienza. Lo spirito che mi muove non vuole determinare rotture ma contaminazioni virtuose: è tempo di elaborare un pensiero forte, di fronte a un mondo attraversato dalla crisi economica e dalla crisi ambientale, per presentarci non come portatori di vecchie mitologie ma come ricercatori di futuro. Dalla settimana prossima il mio cervello e il mio cuore, insieme a quelli di tante e di tanti, avrà solo un assillo: ricostruire per l’Italia e per l’Europa una grande sinistra di popolo, una grande sinistra per il futuro.

Nichi Vendola


Io, come da tempo avevo deciso, mi associo a lui. Dopo quasi 10 anni, non rinnoverò la tessera di Rifondazione Comunista. Con me altri compagni del mio circolo. E’ finita un’epoca, se ne apre un’altra; senza rinnegare nulla e senza particolari rimpianti. In Italia, ora, presto, c’è bisogno di una sinistra larga e diffusa non di un partitino comunista. Bisogna lavorare per questo: per aprirsi e contaminarsi, non per chiudersi e marcare l’identità.

Ho poco da aggiungere alle parole di Nichi. Sogno che un giorno lui, proprio lui, poeta, meridionale, cattolico, gay, diventi il nostro Presidente del Consiglio. Sperare non costa nulla… l’America di Obama ce lo insegna…

Written by Pietro M.

gennaio 22, 2009 at 1:49 pm