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Genova, il male assoluto

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Le vicende del luglio 2001 durante il G8 di Genova rappresentano una delle pagine più buie della storia repubblicana italiana.

Per me però non è solo una semplice pagina buia, ma è soprattutto una ferita aperta che gronda sangue, è una lacerazione dell’anima che dopo 7 anni non si placa.

Io non ho vissuto in prima persona quei giorni; ho solo letto, ascoltato e guardato testimonianze. Quelle vere, non quelle flitrate dal nostro regime mediatico. Non voglio nemmeno osare a immaginare cosa provi oggi chi a Genova c’era davvero; d’altronde sono noti i racconti di gente caduta in depressione, insonne e preda di incubi e paure a distanza di mesi.

Sotto i colpi delle sentenze di questi giorni e di questi mesi sui fatti di Bolzaneto e della Diaz, la verità e la giustizia sono morte una seconda volta: sentenze contraddittorie e vuoti legislativi di un Paese in cui non funziona niente hanno punito lievemente solo alcuni, assolvendo vertici e mandanti politici.

Non bastano le immagini e  i racconti agghiaccianti di pestaggi, violenze, insulti, torture, non bastano le testimonianze di giornalisti, medici, volontari, parlamentari, religiosi, sindaci, gente comune, non basta aver accertato la costruzione di prove false.  Non basta tutto ciò: ha vinto lo Stato di Polizia avallato da uno Stato in cui il diritto scricchiola.

Io qui non voglio fare un discorso ideologico sulle ragioni o meno dei manifestanti, sul grado fisiologico di violenza che può esserci in un movimento di contestazione, è un discorso che non mi interessa perchè conosco la mia risposta, so che c’era chi manifestava contro un sistema economico-politico globale che ci sta portando allo sfascio e chi questo sistema lo ha difeso con tutti i mezzi a disposizione, leciti ed illeciti.

So benissimo anche che uno Stato di diritto ha bisogno di forze armate che garantiscano l’ordine pubblico come in ogni Paese civile, ma a Genova l’ordine pubblico è diventato uno scudo dietro cui si sono consumate le peggiori nefandezze che un essere umano possa compiere, tutto in nome di un disegno politico: colpire e annientare il movimento antiglobalizzazione.

E’ per questo che quelle sentenze fanno male: per quel senso di impunità, sfiducia, impotenza che trasmettono, per quella solita sensazione di una giustiza italiana forte con i deboli e debole con i forti. Cosa deve fare di più un uomo per essere punito dalla legge oltre picchiare, insultare, violentare, torturare?

Rimangono così in me solo sconforto, odio e rabbia contro la polizia italiana (che da questa vicenda  esce almeno con una pessima figura internazionale) e contro chiunque provi a giustificare, snobbare e minimizzare quei terribili eventi.

Di più non riesco a scrivere…

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Written by Pietro M.

novembre 15, 2008 at 2:36 pm

Pubblicato su politica

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